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Adriatik Berdaku: vi racconto le Marche con la mia telecamera

  • Pubblicato il: 19 giugno, 2014
  • Autore: http://www.mlmagazine.it

Il suo destino è scritto nel suo nome: Adriatik, come quel mare che collega l’Albania, sua terra d’origine, all’Italia e alle Marche, che ha scelto come patria del cuore

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di A.Dachan

Una vita dietro la telecamera, come video operatore, film maker, ma anche fotografo. Come ha iniziato la sua carriera?
“Ho iniziato la mia attività come operatore video nel 1995 quando ero in Albania. Per certi versi sono figlio d’arte: mio padre, Ibrahim Berdaku, era un noto regista, un innovatore che ha portato in scena spettacoli come il Barbiere di Siviglia già nel ’79, nonostante le difficoltà legate al regime comunista. Ha lavorato molto anche in America, aveva una visione del mondo e dell’arte molto aperta. Un giorno mi ha regalato una telecamera e da lì è scattata per me la scintilla. A quindici anni è arrivata la mia prima esperienza come operatore video per una TV e qualche anno dopo ho aperto un mio studio.

Cosa l’ha portata nelle Marche?
“Sono venuto il Italia nel 2000, raggiungendo gli zii a Loreto. Ho lavorato per qualche tempo in fabbrica e, nel frattempo, ho frequentato corsi di cinema, grafica, regia e, infine, la scuola di teatro e la grafica digitale CSD Poliarte. Ora ho uno studio in cui presto la mia opera come fotografo, operatore, direttore della fotografia; inoltre, collaboro con Mediaset, Sky e soprattutto con la Rai nazionale”.

“Le Marche sono una regione bellissima. Ho viaggiato in tutta Italia e ho girato il mondo, ma devo dire che questo territorio ha una bellezza rara, unica”

A distanza di tanti anni, cosa può raccontare di questa regione?
“Le Marche sono una regione bellissima. Ho viaggiato in tutta Italia e ho girato il mondo, ma devo dire che questo territorio ha una bellezza rara, unica. Ogni scorcio ha una sua storia, una sua peculiarità che vale la pena di scoprire e raccontare. Le Marche ti danno qualcosa in più che altrove non c’è e ti chiedono lo sforzo di cercare, di scoprire, perché è come se non volessero raccontare troppo di sé. C’è tanta storia, tanta cultura, ma forse non sono adeguatamente valorizzate. Attraverso il mio lavoro posso offrire uno sguardo al telespettatore che altrimenti non avrebbe. Ognuno di noi ha una visione diversa dall’altro, nulla è lasciato al caso e la telecamera dà la tua dimensione alle immagini, offrendo frammenti irripetibili e dettagli preziosi”.

Tra i suoi tanti lavori, puoi raccontarci di quando ha ripreso le Marche dall’alto?
“Nel 2012, in occasione della visita di Papa Benedetto XVI nelle Marche, ho effettuato riprese per Rai1, destinate al programma A sua immagine, accompagnato dal Corpo della Forestale. Vista dall’alto la regione è ancora più bella, con quella varietà di paesaggi che la caratterizza e che regala emozioni uniche: riesci ad apprezzare l’alternarsi del mare, dei borghi, delle colline, dei corsi dei fiumi, delle montagne e il loro insieme si presenta ai tuoi occhi come un mosaico di rara suggestione. E poi il volo in sé è qualcosa di magnifico, ti fa sognare, ti dà la sensazione che puoi fare tutto, ridimensiona le tue preoccupazioni e ti fa sentire libero. Per Rai 3, programma Geo & Geo, ho effettuato riprese volando in parapendio: adrenalina pura miscelata all’incanto di immortalare dell’alto le bellezze di Ascoli Piceno”.

A livello professionale, le Marche offrono buone possibilità?
“Nelle Marche c’è il problema che spesso i professionisti locali non sono adeguatamente considerati. Capita che ci si rivolga ad operatori fuori regione per dei lavori, senza tenere conto delle competenze e dell’esperienza che esiste in loco”.

Che rapporto ha con la sua telecamera?
“Per descrivere la nostra relazione ti racconto un aneddoto che mi è successo quando lavoravo con un regista di Venezia: una volta ho preso la sua telecamera e l’ho appoggiata a terra. Lui mi ha lanciato uno sguardo cupo e m ha detto: “La telecamera e la moglie sono tue, non si lasciano a nessuno”. Aveva ragione: la telecamera è la mia vita, mi accompagna da quando avevo quindici anni, è il mio terzo occhio. Anche quando non lavoro, lei è sempre con me e sempre con un ruolo da protagonista. La mia famiglia è coinvolta nella mia passione e spesso loro sono i giudici più severi”.

“La telecamera è la mia vita, mi accompagna da quando avevo quindici anni, è il mio terzo occhio. Anche quando non lavoro, lei è sempre con me e sempre con un ruolo da protagonista.”

Tra foto e video, cosa preferisce?
“Bisogna premettere che un operatore video deve anzitutto conoscere bene la fotografia e le sue tecniche, altrimenti è come se gli mancasse una gamba. Io ho fatto il percorso all’inverso: ho cominciato con la telecamera e poi mi sono dedicato anche alla fotografia. Si tratta di due mondi diversi: con la telecamera devi raccontare una storia, con tanti passaggi e ogni filmato ha i suoi tempi. La fotografia, invece, è un’immagine singola in cui tu devi raccontare tutto: un mondo immortalato in un unico istante, secondo quello che il tuo sguardo coglie di quel momento. Mentre il video ha bisogno di un progetto, nella fotografia cogli l’attimo e c’è immediatezza”.

Che consiglio darebbe ad un giovane che voglia lavorare nel mondo del video-making?
“Forse anni fa era più facile per un ragazzo emergere: c’erano meno professionisti e la selezione avveniva più rapidamente. Oggi invece, a scanso di una maggiore preparazione e specializzazione dei giovani, diventa sempre più faticoso farsi conoscere e apprezzare perché è cresciuta anche l’offerta. Il mio consiglio è quello di fare gavetta, essere pronti a sacrificarsi e impegnarsi, apprendere il più possibile e restare mentalmente aperti e flessibili. Nessuno di noi sa in partenza dove lo porta la sua strada, ma se c’è una passione vera, vale sempre la pena di mettersi in marcia”.

A proposito di apprendimento, c’è stata una figura nella sua vita che ha funto da esempio, da maestro?
“Al di là di mio padre, io non ho mai voluto farmi influenzare da nessuno e per molte cose sono autodidatta. Certamente ho fatto tesoro di tutte le esperienze che ho avuto, lavorando anche a fianco di grandi professionisti, ma ho sempre voluto portare avanti una mia visione della vita.

Recentemente ha ricevuto un prestigioso premio: ce ne vuole parlare?
“Il 4 maggio sono stato premiato per un concorso fotografico a Comacchio nella sezione cultura, ottenendo il terzo posto: l’opera scelta, tra le 1870 che si sono candidate, ritrae una sposa al tramonto sullo sfondo e in primo piano un venditore ambulante, con in braccio la sua mercanzia. Ho contrapposto la gioia di un matrimonio alle difficoltà di un lavoratore”.